Monja Ianni
SSIS VIII Ciclo II Año
L'importanza di Ferenczi nella storia della psicologia dinamica risiede nella originale interpretazione che l'autore da del concetto di trauma, che porterà ad una revisione dell'identificazione con l'aggressore, che segna uno stacco netto con il modello precedentemente accettato, che prevedeva in un certo senso un “concorso di colpa” dell'abusato che, con il proprio senso di colpa testimonierebbe un desiderio, seppur inconscio, di subire la violenza, presunta o reale che sia, dalla quale scaturisce poi il disagio psichico.
Attualmente la figura ed il pensiero di Ferenczi è oggetto di una lenta ed inesorabile revisione, che porta ad accettare aspetti del suo pensiero che all'epoca furono invece, spesso dallo stesso Freud, bollati come eretici, atteggiamento questo che ha fatto si che la figura di Ferenczi venisse relegata ai margini della storia della psichiatria. Atteggiamenti da lui definiti come “attivi”, ovvero solidarizzare empaticamente con il terapeuta durante il setting per offrire una sorta di compensazione del trauma subito, sono sempre stati visti come errati da una impostazione fredda e distaccata come quella della scuola freudiana mentre invece oggi vengono rivalutate nella loro originalità e nello spirito di ricerca che ne ha contrassegnato la nascita.
Ho deciso di affrontare questo argomento in particolare, tra tutti quelli presenti sul testo, proprio per sottolineare come, anche in una scienza con un forte impianto teorico e sperimentale come la psicologia e la psichiatria, l'aspetto creativo e di ricerca espressi dal singolo studioso hanno una loro importanza capitale per la crescita della disciplina scientifica di cui fanno parte, anche quando il contributo all'apparenza è completamente fuori dagli schemi dell'orizzonte di ricerca del periodo storico di appartenenza. Difatti, dalle ricerche di Ferenczi e dalla definizione dell´ “oggetto transizionale” Donald Winnicott e la matita di Schulz avrebbero poi reso immortale la famosa “coperta di Linus”.
Oltre a quanto già accennato, volendo dare una trattazione sistematica del suo pensiero, bisogna notare come il suo lavoro offre almeno tre aspetti importanti per l’evoluzione che avranno nella storia successiva della psicoanalisi, ovvero le riflessioni sulla tecnica, il concetto di trauma e quello di identificazione con l’aggressore.
1. La tecnica
Le innovazioni della tecnica introdotte e mantenute da Ferenczi fino al 1926 vanno sotto il nome di «terapia attiva». Constata come la libera associazione spesso concede al paziente la possibilità di esprimere le sue resistenze fuorvianti ed inutili sul piano terapeutico che mantenevano intatta la rimozione delle esperienze e dei ricordi dolorosi. (prima correzione alla tecnica freudiana, accolta positivamente dal maestro) Ferenczi attribuiva un ruolo fondamentale al ripetere prima che al ricordare; ma riteneva comunque indispensabile trasformare gli elementi della ripetizione in un ricordo attuale.
L’ «attività» consiste nel fatto che l’analista stimola la tendenza alla ripetizione del paziente qualora questa non si verifichi spontaneamente, «naturalmente con lo scopo di vincere in modo definitivo questa tendenza, cosa a cui perviene rivelandone il contenuto». In generale, proprio all’inizio dell’analisi, è opportuno adottare per un periodo abbastanza lungo l’atteggiamento dell’osservatore imparziale e studiare il contegno del paziente nel suo ambiente abituale attraverso il succedersi dei fatti quotidiani. E’ consigliabile dare interpretazioni e spiegazioni analitiche al paziente a poco per volta; solo successivamente si verificano le condizioni perché si possano prescrivere delle regole di comportamento che facciano progredire il lavoro analitico.
L’autore è consapevole del rischio rappresentato dall’abuso delle tecniche attive e ne sconsiglia quindi l’uso ai principianti. Egli critica inoltre il fanatismo interpretativo e l’eccesso di sapere con il correlato «atteggiamento didascalico e pedantesco» che tende a trasformare la relazione analitica in un rapporto tra maestro e scolaro Dopo il 1926 la tecnica attiva subisce un cambiamento. Ferenczi è sempre più convinto che il contenuto rimosso consista in esperienze traumatiche vissute nell’infanzia: si tratta dunque di produrre in analisi la ripetizione di queste esperienze. Ma il metodo più adatto è un atteggiamento di cura materna per l’analizzato che ne favorisca la regressione e dia spazio al riemergere di esperienze infantili dolorose. Durante queste regressioni che ripetono fedelmente vissuti infantili, Ferenczi si lascia abbracciare e baciare dai suoi pazienti ricambiandoli, fatto che provoca la viva disapprovazione di Freud il quale rimprovera all’ex allievo, con il quale si è ormai consumata la rottura, di essersi in passato, prima di aderire alla psicoanalisi, intrattenuto sessualmente con alcune pazienti. Egli pone dunque, accanto all'iniziale principio di frustrazione il principio di concessione. Se la frustrazione è connessa all’aumento di tensione psichica, la concessione della libertà al paziente è volta a produrre distensione. Ferenczi è il primo ad aver introdotto in psicoanalisi il concetto di empatia come «la capacità di mettersi nei panni di un altro». Soltanto questa sensibilità può aiutare il terapeuta a comprendere la profondità dell’altro. L’applicazione della distensione va di pari passo con una scoperta: stimolando un processo di associazione profonda compariva nel soggetto uno stato di trance (simile all’autoipnosi in cui si verificava la catarsi utilizzata da Breuer e Freud) nel quale si verificavano una serie di sintomi isterici corporei, qualunque fosse il tipo di nevrosi di cui il paziente soffriva. L’Autore chiama questo fenomeno neocatarsi. Ferenczi trae da questi fatti la conclusione che tutte le nevrosi hanno un’origine traumatica.
Così Ferenczi descrive il suo metodo: “Il procedimento che io uso coi miei pazienti si può con ragione definire un modo di viziarli. Si tratta di non tenere in alcun conto ciò che ci torna comodo, e viceversa di acconsentire nella misura più larga possibile a tutti i desideri e impulsi del paziente. Allungo dunque la durata della seduta finché l’emozione suscitata dal materiale portato alla luce non trova una forma di equilibrio; non abbandono il paziente, lasciando che risolva da solo gli inevitabili conflitti della situazione analitica, ma lo aiuto a trovare la via della riconciliazione chiarendo gli eventuali equivoci e riportandolo alle esperienze infantili. In una parola, mi comporto come una tenera madre, che la sera non va a letto se prima non ha tranquillizzato il suo bambino scacciando tutte le sue angosce e preoccupazioni grandi e piccole, combattendo le sue cattive intenzioni e i suoi scrupoli di coscienza. Con questo mezzo si può far sì che il paziente torni a stadi primitivi di amore oggettuale passivo, lo si induce cioè ad immergersi in condizioni in cui egli - proprio come un bambino sul punto di addormentarsi - mormora frasi che ci consentono di penetrare nel suo mondo onirico”.
2. Il trauma
L'identificare l’origine delle nevrosi a partire da traumi reali e non da fantasie (come invece Freud aveva sostenuto) ed i risultati ottenuti con l’applicazione del metodo della distensione spinsero Ferenczi verso la stesura di una più completa teoria del trauma. Il trauma è molto più raramente di quanto si credesse la conseguenza di un’elevata sensibilità innata nei bambini, che reagirebbero in modo nevrotico a un aumento di dispiacere magari banale e inevitabile; sarebbe invece quasi sempre la conseguenza di un modo sbagliato o addirittura crudele di trattare i bambini. Come conseguenza del trauma si verifica nel bambino una «scissione narcisistica del Sé» per cui una parte del Sé si sviluppa come parte danneggiata e una parte si sviluppa invece come quella che si prende cura dell’altra e come istanza di autoosservazione. Quando al trauma viene opposto un diniego, ovvero l’affermazione che non è successo niente, o quando in seguito a fenomeni di paralisi dell’attività intellettuale e motoria si è stati percossi e sgridati, il trauma diviene patogeno. Il trauma si verifica e sviluppa i suoi effetti in un contesto relazionale quando manca la volontà da parte dei genitori di rimediare ad uno shock subito dal bambino, con un atteggiamento materno di tenerezza e di comprensione sincera. Ed è nel contesto relazionale dell’analisi, purché non vi sia severità da parte del terapeuta ma tenerezza e attenzione materna, che gli effetti caratteriali del trauma possono risolversi. L’analisi deve quindi creare quel contenitore relazionale positivo ed empatico che può rimediare alla primitiva indifferenza o violenza delle figure genitoriali. La eoria del trauma di Ferenczi è originale e costituisce l’unica nota dissonante nello scenario dell’ortodossia psicoanalitica del suo tempo dominata dalla concezione di Abraham secondo il quale il senso di colpa dei bambini abusati testimonia la loro corresponsabilità nell’episodio traumatico che corrisponderebbe al loro desiderio inconscio.
3. L’identificazione con l’aggressore
Per spiegare il senso di colpa della vittima di un abuso Ferenczi trova una spiegazione del tutto diversa. Per mezzo del concetto di introiezione, ovvero un processo attraverso il quale il mondo è accolto nell’Io e diviene oggetto di fantasie inconsce, le figure amate dei genitori vengono introiettate dal bambino che si identifica con loro. Nel caso del verificarsi di una seduzione dei bambini da parte degli adulti (evento molto più frequente di quanto non si pensi, anche tuttora e soprattutto tra parenti), quando alla richiesta di tenerezza di un bambino un adulto che ha delle tendenze patologiche risponde, per un morboso fraintendimento, come se si trattasse della richiesta sessuale di un adulto e si lascia andare ad atti sessuali con il bambino. La prima reazione è di rifiuto, odio, disgusto, energica difesa, ma la paura la paralizza: bambini sono indifesi fisicamente e moralmente e non hanno una personalità consolidata da contrapporre alla forza ed all’autorità degli adulti. E proprio questa stessa paura li porta a sottomettersi alla volontà dell’aggressore, identificandosi completamente con l’aggressore. Con questa introiezione dell’aggressore, quest’ultimo scompare come realtà esterna; ma, fatto ancor più grave, viene introiettato anche il senso di colpa dell’adulto, che fa apparire come un’azione colpevole un gioco considerato fino a quel momento innocente. I bambini hanno bisogno di appianare qualsiasi specie di disordine nella famiglia, per così dire di caricare sulle proprie fragili spalle il peso che grava sulle spalle di tutti; naturalmente non fanno questo, alla fin fine, per puro altruismo, ma per poter nuovamente godere la tranquillità perduta e la tenerezza che dipende da questa tranquillità. Una madre che si lamenta delle proprie sofferenze può fare della figlia la propria infermiera a vita, in sostanza procurarsi, per mezzo suo, un sostituto della madre, senza tener in alcun conto i veri interessi della figlia. Ferenczi introduce in questo scritto un’interessante analogia tra quello che accade nel transfert e il meccanismo dell’identificazione con l’aggressore. Non vi è dubbio che i pazienti sviluppino una sensibilità particolare per quanto riguarda i pensieri e le emozioni dell’analista, proprio come il bambino sviluppa una percezione acuta dei desideri del suo aggressore. Genitori ed adulti, e così noi analisti nell’analisi, dovremmo tutti imparare a rassegnarci al fatto che dietro la sottomissione o addirittura l’adorazione - e per noi analisti dietro l’amore di transfert - dei bambini, degli allievi e dei pazienti, sta nascosto l’ardente desiderio di liberarsi da un amore che li intralcia. Nella misura in cui aiutiamo il bambino, l’allievo, il paziente, a superare la reazione di identificazione e ad evitare i transfert per loro molesti, possiamo dire che ci è riuscito portare la loro personalità a un livello evolutivo più alto.
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